Tassa d’imbarco, ennesimo “no” di Bucci. Salis e Terrile: «Contesta da presidente ciò che aveva messo nero su bianco da sindaco»

Scontro a distanza tra il presidente della Regione, che boccia ancora il contributo da 3 euro sui passeggeri in partenza da Genova, e Palazzo Tursi. Sindaca e vicesindaco richiamano accordi firmati, delibere approvate e obblighi ancora sul tavolo


La polemica sulla tassa d’imbarco si trasforma sempre più in un confronto che mette al centro non tanto l’opportunità politica della misura, quanto la coerenza istituzionale di chi oggi la contesta dopo averla inserita negli impegni del Comune. Dal palco del convegno genovese dedicato all’economia delle crociere “‘Cruise Economy: il valore della crociere per il porto e il territorio”, il presidente della Regione Marco Bucci ha definito la sovrattassa da 3 euro a passeggero una scelta difficile da realizzare, complicata da far accettare e soprattutto potenzialmente dannosa per i traffici di traghetti e navi da crociera. Nella sua ricostruzione, applicarla rischierebbe di frenare un settore strategico per il territorio e di spingere le compagnie verso altri porti. L’ex sindaco ha inoltre sostenuto che l’intesa firmata nel 2022 con il Governo sarebbe stata nei fatti già rispettata grazie al maggior gettito dell’addizionale comunale sull’imposta sul reddito delle persone fisiche, al punto da rendere non più necessaria l’introduzione del contributo sui passeggeri.
È proprio questo il passaggio che da Palazzo Tursi viene contestato con maggiore nettezza.
«Qualcuno pensa di introdurre una tassa sui croceristi – ha scritto Bucci sui social -. Io dico con chiarezza che non è la strada giusta: rischia di ridurre il flusso di traghetti e crociere e di spingere le compagnie verso altri porti. Sarebbe un danno per la Liguria, per il nostro sistema portuale e per tutto l’indotto che vive di questo lavoro. Noi gli impegni con il Governo li abbiamo già rispettati. Nell’accordo del 2022 erano previste due leve: aumento dell’Irpef e tassa sui passeggeri per un totale di 25 milioni. Bene, in due anni il gettito Irpef ha superato i 50 milioni. Questo significa che il patto è stato ampiamente rispettato, senza bisogno di introdurre nuove penalizzazioni. Come Regione Liguria siamo assolutamente contrari a questa tassa. Vogliamo far crescere il traffico, attrarre investimenti e creare lavoro, non mettere ostacoli a chi sceglie i nostri porti».

La sindaca Silvia Salis e il vicesindaco Alessandro Terrile hanno scelto di replicare riportando il tema sul terreno degli atti, delle date e delle decisioni amministrative. «Le parole del presidente Bucci sulla tassa d’imbarco sono ancora una volta sorprendenti. Sembra quasi che esistano due Marco Bucci: uno che è stato sindaco di Genova e ha firmato nel novembre 2022 un accordo con il Ministero dell’Interno per introdurre la tassa d’imbarco da 3 euro a passeggero dal gennaio 2023, salvo poi disattenderlo mettendo a rischio una serie di trasferimenti statali a Genova, e uno che ora fa il presidente di Regione e rinnega l’operato del Marco Bucci sindaco».
La risposta di Silvia Salis e Alessandro Terrile si spinge oltre il piano della polemica e prova a smontare l’intera ricostruzione sostenuta dal governatore ligure. «Bucci oggi smentisce sé stesso – aggiungono – la sua ricostruzione per cui la tassa d’imbarco sarebbe assorbita dal gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche è smentita perfino dagli atti del suo immediato successore, il vicesindaco reggente Pietro Piciocchi, che nel gennaio 2025 approvò con deliberazione di Giunta il regolamento per l’attuazione della tassa, proprio per adempiere all’accordo sottoscritto con il Governo».
Ed è proprio attorno a quel passaggio del gennaio 2025 che nelle ultime ore Alessandro Terrile ha insistito con forza, allargando ulteriormente la contestazione. Il vicesindaco ha spiegato che le parole di Marco Bucci risultano tanto più sorprendenti perché vengono smentite dai fatti prodotti dalla stessa amministrazione di centrodestra. Se davvero il tema fosse stato superato dal gettito dell’addizionale comunale sull’imposta sul reddito delle persone fisiche, ha osservato, non si spiegherebbe per quale ragione Pietro Piciocchi abbia approvato una delibera di giunta per disciplinare la tassa d’imbarco, portandola successivamente anche in commissione consiliare. Per Terrile, questo elemento basta da solo a dimostrare che la questione non fosse affatto chiusa.
Nella lettura del vicesindaco, il punto da cui partire resta l’accordo firmato nel novembre 2022 dalla precedente giunta, che prevedeva l’introduzione dell’addizionale da 3 euro per ogni passeggero in partenza. Secondo Terrile, se davvero quell’obbligo fosse stato assorbito o superato dal solo gettito fiscale, non ci sarebbe mai stata la necessità di adottare un ulteriore atto formale all’inizio del 2025. E qui emerge con evidenza il cuore politico della vicenda: non si tratta di una misura pensata dall’attuale amministrazione, ma di un impegno assunto quando a guidare il Comune era lo stesso Marco Bucci.
Lo stesso Terrile ha riconosciuto che l’applicazione pratica della tassa presenta complessità reali. Ha però chiarito che tali difficoltà non cancellano l’impegno sottoscritto. Il vicesindaco ha ricordato che non esiste una norma nazionale che introduca automaticamente un’addizionale uniforme in tutti i porti italiani, ma esiste invece una disposizione che consente ai Comuni in condizioni di forte squilibrio finanziario di raggiungere accordi con il Governo utilizzando anche questa leva. Genova, ha sottolineato, ha scelto quella strada e lo ha fatto sotto la precedente amministrazione, non sotto quella guidata da Silvia Salis.
Da qui nasce la linea seguita oggi da Palazzo Tursi, che insiste sulla necessità di distinguere tra la legittima discussione politica e il dovere di dare seguito agli atti sottoscritti. Terrile ha richiamato anche i solleciti arrivati dal Ministero dell’Interno, spiegando che il Comune è stato richiamato all’attuazione di quella previsione. Per il vicesindaco, il vero nodo sta nel fatto che chi ha firmato quell’accordo oggi sembra voler prendere le distanze da ciò che aveva formalmente accettato, fino a trasformarlo in terreno di scontro politico. Una dinamica che, nella posizione dell’attuale giunta, non può essere assecondata.
È su questo crinale che Silvia Salis e Alessandro Terrile hanno voluto marcare la differenza di metodo con chi ha governato prima. «Ci sono vari modi di fare politica nelle istituzioni, noi continueremo a farlo all’insegna della trasparenza e della responsabilità. Non useremo mai una misura che abbiamo sottoscritto per fare battaglia politica, neppure se dovessimo cambiare idea su quella stessa misura». Una frase che non chiude soltanto la replica, ma definisce anche l’impianto dell’intera controffensiva di Tursi: gli atti amministrativi non possono essere considerati vincolanti quando fanno comodo e irrilevanti quando diventano scomodi.
Il confronto, a questo punto, si allarga ben oltre la sola tassa d’imbarco. Sullo sfondo resta infatti il rapporto tra il Comune e il Governo sui trasferimenti statali collegati al piano di riequilibrio, con una misura che viene descritta dall’attuale amministrazione come parte di un pacchetto di impegni già assunto in passato e quindi non liberamente aggirabile. È per questo che la linea di Marco Bucci, tutta concentrata sul rischio di penalizzare il traffico passeggeri e l’attrattività del porto, finisce per scontrarsi con una sequenza di passaggi amministrativi che raccontano una traiettoria molto meno elastica di quanto oggi il presidente della Regione lasci intendere.
«Ora che non può più dare il cattivo esempio da sindaco di Genova, il presidente Marco Bucci continua a dispensare consigli. Peccato che, ancora una volta, siano consigli sbagliati, e soprattutto fuori tempo massimo – dicono i consiglieri regionali Pd Davide Natale e Simone D’Angelo commentando le parole di Bucci -. Sulla tassa d’imbarco assistiamo a una rimozione della realtà che rasenta l’imbarazzo. Bucci finge di dimenticare che quella misura nasce da impegni precisi, sottoscritti dalla sua stessa amministrazione e mai rispettati. Il risultato è stato quello di scaricare problemi sui genovesi e lasciare i conti in disordine. La tassa d’imbarco è una scelta necessaria e di giustizia. Chi utilizza infrastrutture pubbliche e genera costi per la città deve contribuire. È un principio elementare di equità, lo stesso che vale per qualsiasi altra forma di pressione turistica. L’alternativa è far pagare tutto ai cittadini, scaricando sui conti della città un peso che Genova non può e non deve permettersi. Colpisce poi che Bucci trovi il tempo per fare commenti quotidiani su Genova, mentre la sanità della Liguria affronta criticità sempre più evidenti, le infrastrutture restano al palo, i trasporti rasentano il collasso e sempre più giovani fuggono in cerca di maggiori opportunità. Più che un influencer, oggi i liguri si aspetterebbero un presidente concentrato sulle emergenze reali».
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